La generazione Z (o iGen): il futuro del business

Sono i giovanissimi che nel 2020 costituiranno il 40% dei consumatori.

Se fino a non molto tempo fa ci si concentrava soprattutto sui Millennials (i nati a cavallo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, altrimenti detta Generazione Y) per studiare strategie di marketing all’avanguardia, ora l’attenzione si sta spostando sulla Generazione Z, o iGen, come la definisce la psicologa americana Jean Twenge, la «generazione dell’iPhone, che non ricorda un tempo senza Internet».

In Italia sono quasi 10 milioni e rappresentano il 26% della popolazione totale con un forte potere d’acquisto (considerando l’influenza che hanno sugli acquisti in casa e dei genitori). Sono loro i clienti del futuro, che nel 2020 costituiranno il 40% dei consumatori.

Una percentuale interessante che influenzerà sempre di più le strategie di digital marketing delle aziende.

Identikit della zGen

Nati tra il 1995 il 2010, sono adolescenti e giovani poco più che maggiorenni, ma già a tutti gli effetti trend setter. Rincorrono le mode, sempre aggiornati ed iperconnessi, elevano a veri e propri idoli Youtuber sconosciuti ai Millennials e girano delle Stories da far invidia alle Icon social più in voga.

I giovani della zGen utilizzano in media cinque dispositivi (due in più rispetto ai Millennials): smartphone, desktop, notebook, TV e tablet o iPod. Si dividono tra WhatsApp a Instagram, passando per Snapchat, Musical.ly, meno su Twitter e Facebook. Amano l’e-commerce con spedizione veloce, il “qui ed ora” è il loro mondo.

La loro soglia dell’attenzione è decisamente più bassa rispetto agli altri, circa 8 secondi. Questo perché sono bombardati di informazioni e contenuti da sempre e sono abituati a veder scorrere sui loro schermi, pubblicità e contenuti di vario genere.

Le aziende come possono intercettare questo target? 6 consigli pratici per una social strategy efficace.

  1. Mostrare il volto umano dell’azienda

Sono i ragazzi dei selfie e degli snap inviati agli amici in qualsiasi momento. Un brand che vuole parlare loro con lo stesso linguaggio non può avvalersi di un’immagine statica sulla pagina Facebook ufficiale. Per attirare l’attenzione dei giovanissimi sarà importante valorizzare il volto umano dell’azienda, mostrare la quotidianità delle attività, senza troppi filtri

  1. Dimostrare attenzione verso cause ambientali e sociali

La zGen sembra essere più sensibile, rispetto alle generazioni precedenti, alle cause ambientali e sociali. Si dedicano spesso ad attività di volontariato dopo il lavoro o l’università. Per questo hanno una particolare propensione verso i brand che si impegnano alla ricerca di soluzioni a problemi e questioni sociali e che non si limitano ad avere un ottimo programma di CSR sulla carta.

  1. Stimolare la curiosità

Più dei Millennial e delle generazioni precedenti, la Generazione Z è intraprendente, fatta di consumatori nomadi: amano passare da un brand all’altro alla ricerca del prodotto che soddisfa al meglio le loro esigenze o che regalano una migliore esperienza d’acquisto o di consumo. Da qui è possibile intuire l’importanza delle attività di content management per poterli stimolare, incuriosire, e spingerli ad informarsi su uno specifico brand.

  1. Non solo Facebook

È importante riuscire a essere “dove” questi si ritrovano spontaneamente. La maggior parte dei giovani ha un profilo Facebook ma non è il social preferito, è quindi necessario includere nella propria strategia di marketing anche gli altri, meno diffusi, ad esempio Snapchat, ma fortemente attrattivi per la zGen.

  1. Comunicare prevalentemente con immagini

Considerando la bassa soglia di attenzione di questo target, è più opportuno affidarsi alla dimensione visuale rispetto a quella testuale (preferita invece dai Millennials), evitare ridondanza e prolissità, e mirare dritti alla comunicazione della propria value proposition.

  1. Puntare alla personalizzazione dei contenuti del prodotto/servizio

La Generazione Z sa perfettamente che le aziende hanno accesso a molteplici dati ed è per questo che vogliono ricevere interazioni altamente personalizzate e che rispettino la propria privacy. Per comunicare al meglio con questa fetta di popolazione è fondamentale non essere percepiti come invasivi o pressanti. Anche dal punto di vista dei prodotti/servizi, i giovanissimi non amano schemi pre-confezionati, è quindi necessario coinvolgere l’audience attraverso attività collaborative e tecnologie di live-streaming.

Guardando al futuro, cosa seguirà alla generazione Z? Per i nuovi nati, bisognerà ricominciare l’alfabeto da capo, non quello latino, si passerà al greco. Si parla infatti di Generazione Alpha, termine coniato da Mark McCrindle, per riferirsi ai nati dopo il 2010, chiamati anche screenager, perchè nascono praticamente con gli schermi touchscreen tra le mani.

Ti piacerebbe intercettare questo tipo di pubblico, vorresti approfondimenti? Scrivici a info@biemcommunication.it!

7 comments

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